giovedì 14 giugno 2018

Vi presento Pencil Panda

Eccomi! Rieccomi!
Ero stata brava, avevo iniziato a scrivere i post sulla Russia dandomi delle scadenze e poi... e poi sono successe delle cose.
In realtà più che altro è successa una cosa sola. 
È successo Pencil Panda.



Vi avevo raccontato della mia gita a Francoforte di gennaio con mio fratello e del fatto che ero stata alla fiera mondialissima intergalattica della cancelleria. Ecco, ora capirete il motivo.
Abbiamo aperto un piccolo e-shop di cancelleria e altre cose bellissime.
La nostra mascotte è lui, un panda puccioso e morbidoso con una matita (ovviamente rosa) in mano.

Abbiamo deciso di mettere su tutto questo ambaradan perché, diciamocela tutta, in Italia non c'era abbastanza bella cancelleria. L'Italia aveva bisogno fortissimo di bella cancelleria. Ed ecco, adesso c'è Pencil Panda!
Abbiamo fatto tutto da soli: mio fratello Andrea si è occupato delle cose tecniche, di costruire tutto il sito e di crederci per tutti e due quando io non ero del tutto convinta. Io ho preso in mano la direzione artistica (sono un po' il Pippo Baudo della situazione), ho aiutato nella scelta dei prodotti (notate una certa propensione per le cose rosa per caso?) e ho scritto tutte le descrizioni solari e un po' pazze dei prodotti mentre ridevo come una squilibrata.
Ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo lavorato di notte e nei weekend e alla fine siamo andati online lo scorso 2 giugno.
Sono troppo contenta del risultato, anche se, ovviamente, c'è ancora tanto lavoro da fare. 
La varietà dei prodotti sicuramente si amplierà; abbiamo già in programma di mettere nel sito ulteriori cose bellissime e poi arriveranno altre sorprese, ma non vi svelo di più. 

Oltre al nostro stupendo panda ciccione, vi voglio presentare la nostra punta di diamante, il sobrio e pacato Lima il lama. Che esiste sotto forma di astuccio, bottiglia o portachiavi.

E poi gli adesivi. Sono mai abbastanza gli adesivi? Io non credo. Abbiamo un bel librino che ne contiene più di duemila. DUEMILAAAH.


 Penne, washi tape, set di matite con le loro scatoline, post-it rosa, lavagne... c'è un po' di tutto.

E, se vi va, siamo anche su facebook e instagram!

Mi pare di avervi detto tutto. 
Fatemi sapere cosa ne pensate.

Io intanto torno a giocare con i quadernini e gli adesivi.

giovedì 17 maggio 2018

Viaggio in Russia: Mosca (seconda parte)

Rieccomi, andiamo avanti con il racconto del mio viaggio in Russia. Non ho neanche fatto passare un altro mese, sono stata bravissima.

Il secondo giorno siamo andati a visitare il Cremlino. Quanto ci avremmo messo in metro per arrivare? Un quarto d'ora. Quanto ci abbiamo messo in pullmino? UN'ORA E VENTI. Poi una non si deve incazzare.


Comunque. Per entrare al Cremlino si devono ovviamente passare dei controlli, ma a dire il vero in Russia si devono passare controlli e metal detector per andare ovunque. 
All'interno si possono visitare solo delle chiese, non gli edifici governativi, che si vedono solo da fuori. Si devono rispettare i percorsi stabiliti, altrimenti ti sparano. No dai, non ti sparano, ma iniziano col fischiare, poi chissà. 



Si vede anche la pista per l'elicottero con cui arriva il nostro buon Vladimir (Putin).
Il Cremlino (che vuol dire fortezza) è il centro del potere politico russo ora, ma lo è stato anche quando c'erano gli zar. Un tempo era la sede della chiesa russa-ortodossa.
Abbiamo anche visitato il Fondo dei Diamanti (esposizione di pietre preziose raccolti da zar e zarine), ma non ci hanno voluto dare l'audioguida perché il museo chiudeva per pranzo all'una ed era mezzogiorno e mezzo. Sì, il museo chiude per pranzo. Le didascalie erano ovviamente tutte in russo.
No, non sono stata all'Armeria. No, non voglio parlarne.
Dolci tipici pasquali. Assomigliano molto ai panettoni.

Panorama dal tetto di un centro commerciale
Parte ora il momento polemica. Avevamo il pomeriggio libero. Ma se sai che i musei a Mosca sono chiusi di lunedì, perché non organizzi le cose in modo da mettere il tempo libero in un altro momento? Porca miseria.
Quindi siamo stati (non tutto il gruppo) al roboante museo della Cosmonautica (l'unico aperto) in cui c'è tutta la storia della Russia nello spazio (lode e gloria a Yuri Gagarin!) e abbiamo visto una parte del Parco delle Esposizioni, mezzo chiuso e mezzo con i lavori in corso. D'estate deve essere molto bello, con la fontana dell'amicizia tra i popoli in funzione e i padiglioni delle ex repubbliche sovietiche aperti.
Monumento che inneggia ai viaggi spaziali
La fontana dell'amicizia tra i popoli
Abbiamo poi perso per strada altre persone che sono tornate in hotel (per fortuna) e abbiamo girato un po' per la città con il nostro accompagnatore che ci ha portato su un isolotto sulla Moscova a cenare in un ristorante georgiano.

Il terzo giorno siamo stati a Sergiev Posad, dove si trova il monastero della Trinità di San Sergio (che è patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO), il cosiddetto Vaticano russo. È in una cittadina che fa parte dell'Anello d'Oro a circa una settantina di chilometri a nord di Mosca; faceva decisamente più freddo che in città.
Si possono visitare diverse chiese nel perimetro del monastero e vederle con la neve è stato veramente pazzesco.





 Al ritorno abbiamo trovato un ingorgo pazzesco, perdita di tempo infinita e indovinate? Si poteva comodamente andare in treno! Che nervi. CHE NERVI.

Nel pomeriggio abbiamo visitato la Nuova Galleria Tretyakov. Non quella che contiene le opere russe storiche, ma quella di arte moderna. Ora, a me piace l'arte moderna, ne so anche abbastanza. Ma questo museo non mi è piaciuto. Sarebbe stato meglio andare al Museo Puskin. O da qualche altra parte. Ma il gruppo ha deciso così. Avrei dovuto prendere e andare per i fatti miei.

Abbiamo poi fatto un giro per il Parco Gorkij (taaake me to the magic of the moment/on a glooory night) e a fare quello che pensavo sarebbe stato l'ultimo giro sulla Piazza Rossa.

San Basilio fa cucù nell'arco di destra

Ultima mattina a Mosca, siamo andati in una specie di mercato vicino all'hotel in un finto castello tutto colorato, una cosa super kitsch. Visto che ci avanzava tempo, con la mia compagna di stanza e un altro abbiamo preso la metro e siamo tornati nella Piazza Rossa. Io sono entrata nei magazzini GUM e ho fatto un giro nei dintorni finalmente sola. Che goduria. Loro hanno fatto la lunghissima coda per entrare nel mausoleo di Lenin.


Infine siamo tornati in hotel, pronti per prendere il treno Sapsan super veloce.

Così si conclude la parte del viaggio a Mosca, prossima tappa San Pietroburgo, la città degli Zar.

lunedì 7 maggio 2018

Il mio viaggio in Russia: Mosca

Eccoci qui, è tempo di parlare del mio ultimo viaggio. 
La Russia. Così vicina (alla fin fine in tre ore ci si arriva) ma così diversa. Diversissima. Con la gente che non ti sorride non perché sia maleducata, ma perché sorridere agli sconosciuti non è proprio previsto nella loro cultura. Col freddo e la neve ad aprile, i fiumi ghiacciati e i metal detector ovunque. Con i boschi infiniti di betulle, le casette di legno nella steppa e le cupole d'oro delle chiese.
  
È stato il mio primo viaggio di gruppo organizzato da un'agenzia. E con grande probabilità è stato anche il mio ultimo viaggio di gruppo organizzato da un'agenzia. 
Per chi lo volesse sapere, l'agenzia era Zeppelin.
È andata così male? No. Però questa è una modalità di viaggio che cozza un po' troppo con le mie abitudini. Non avere il controllo su tutto mi ha fatto agitare prima di partire più di quando sono andata in un altro continente da sola.
Un altro problema è stata la conformazione del gruppo: ero sensibilmente la più giovane, tutti gli altri erano più o meno sulla cinquantina. Una signora era addirittura sui 70 (e non fatemi dire altro su questa persona. Male. Malissimo.). Mi ero illusa di trovare se non miei coetanei, almeno persone sui 40/45, visto che non si trattava di un classico tour ma un viaggio più dinamico, e invece. Comunque almeno eravamo in pochi (in 7). Vorrei scrivere un post solo sui miei compagni di viaggio perché farebbe molto ridere, ma vorrei evitarmi una denuncia. Dirò solo che una si era portata il grana in valigia.
L'organizzazione dei tempi: non malissimo, ma neanche ideali. 
Mi consola solo il fatto che se non avessi optato per questo tipo di viaggio non ci sarei mai andata. Però conto di tornarci (magari in estate) ora che ho visto come funziona per recuperare tutto quello che mi sono persa.

Una cosa super positiva è stata la presenza di un accompagnatore italiano (giovane!) che vive da 9 anni a Mosca. Senza di lui non avrei mai scoperto tanti aspetti della vita in Russia, ristoranti assolutamente non turistici, non sarei mai riuscita a comprare dei francobolli in una posta di S. Pietroburgo. Ci ha facilitato tantissimo le cose, è stato pazientissimo e disponibilissimo. Tanti cuori per lui. 

Ma bando alle ciance, parliamo di quello che ho visto.
Siamo arrivati a Mosca e un pullmino ci ha portato in hotel, così abbiamo potuto avere un primo impatto con il grande protagonista del soggiorno in città: il traffico. A Mosca c'è una quantità di auto pazzesca e l'inquinamento è preoccupante, ma loro se ne sbattono abbastanza. Anche il carburante per le auto provoca più smog dei nostri, ma in fondo a loro che gli frega. Carburante che, per inciso, costa pochissimo, tipo 70 cent di euro al litro.
L'hotel era un po' decentrato, ma con la metro in 15 minuti si poteva raggiungere il centro. Quindi  siamo andati subito nella Piazza Rossa. E io sono rimasta a bocca aperta. È davvero pazzesca. 
Il museo storico, il Cremlino, i magazzini GUM e poi sbam la basilica S. Basilio. La vedi in tv un milione di volte e poi è lì, coloratissima, così bella da sembrare finta.
Penso di aver fatto un milione/un milione e mezzo di foto.


Poi siamo entrati nei magazzini GUM e anche lì bam alberi finti di ciliegio, lucine, fregi dorati, gallerie infinite di boutique. E lì ho capito che la parola d'ordine del viaggio sarebbe stata SOBRIETÀ.



E il Bolshoi! Ho provato a cercare un biglietto per un balletto, ma è stato impossibile.

Il giorno successivo abbiamo conosciuto la nostra guida russa Masha e trascorso la mattinata facendo un utilissimo giro panoramico con il pullmino. Vi ricordate cosa avevo detto prima del traffico? Ecco.
La guida ci ha dato un sacco di informazioni sulla città e abbiamo visto un po' di cose da fuori, passandoci davanti, tra cui la Lubjanka (famosa sede del KGB), il Cremlino, la casa di Tolstoj, quella di Bulgakov, la casa di Margherita de "Il maestro e Margherita" (ero l'unica che l'aveva letto), alcune delle Sette Sorelle (sette edifici sparsi per la città molto simili tra loro e voluti da Stalin per rappresentare il classicismo socialista).
Cremlino

Io. Faceva freddino.

Lubjanka. Dove c'era il simpatico KGB.

Una delle sette sorelle. Questa è una facoltà universitaria.
Abbiamo visitato la Cattedrale di Cristo Salvatore in cui stavano facendo la celebrazione della domenica delle palme con tanto di Patriarca (era il nostro giorno di Pasqua, quest'anno non è coincisa con quella ortodossa). Questa chiesa era stata abbattuta da quel simpaticone di Stalin che prima aveva progettato di costruirci sopra un edificio simbolo del comunismo, poi però non ce l'ha fatta e ha edificato la piscina aperta più grande del mondo, infine la chiesa è stata ricostruita negli anni '90 com'era prima della distruzione. Che delirio.


Nel pomeriggio abbiamo fatto il giro di alcune delle più belle stazioni della metro di Mosca. La costruzione è iniziata dal buon vecchio Stalin negli anni '30, ci hanno lavorato migliaia di persone in condizioni terribili. Come avrete capito, Stalin aveva dei gusti zembligi e quindi via con stucchi, mosaici, lampadari, marmi, statue, affreschi, vetrate, oro ovunque. Tutto rigorosamente a tema Grande Madre Russia e Grande Partito Comunista.
Le stazioni più belle sono una quarantina, poi è arrivato Krusciov e ha imposto a tutti di darsi una calmata, quindi altre linee sono più tranquille.





Siamo riemersi in via Arbat, una via pedonale lunga circa un chilometro nota per gli artisti di strada che vi si esibiscono e per la shopping. Moltissimi bah. Non è niente di che, piena di negozi di souvenir terribili.

Abbiamo concluso la giornata bevendo qualcosa al Caffè Puskin; stupendo, io non ci sarei mai entrata perché è tipo entrare al Quadri a Venezia in Piazza S. Marco (o almeno credo, non sono mai entrata al Quadri). Mille mila camerieri, cerimonie a non finire e alla fine per prendere qualcosa da bere ho speso una fesseria. Vale la pena entrare.
Usciti abbiamo girato seguendo il nostro fidato accompagnatore che ci ha portati allo Stagno del Patriarca (dove inizia "Il Maestro e Margherita", io mi sono un po' emozionata), in un cortile di una casa dove ci ha spiegato un po' come vivono i russi e in un supermarket pazzesco.
Lo Stagno del Patriarca ghiacciato. Ci si pattina, volendo.

Un supermercato tipo la coop sotto casa
Bene, chiudo qui questo primo post prima di scrivere un nuovo Guerra e pace. Tanto per stare in tema. Vediamo se riesco a scriverne un altro senza far passare un altro mese.
Alla prossima puntata, con la seconda parte della visita a Mosca. Poi toccherà a S. Pietroburgo.
Come si dirà "stay tuned" in russo? Chissà.

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